Ho scoperto Pablo grazie a Simona, un’ educatrice di scuola primaria che ha proposto ai suoi studenti in Didattica a distanza di guardare la prima puntata del cartone e poi rispondere ad alcune domande:

Anche a voi, ogni tanto, capita di vivere le cose in un modo tutto vostro?
Avete amici fantastici che vi aiutano nei momenti di difficoltà?”.

Pablo è la storia di un bambino che come tutti i bambini (e anche gli adulti) talvolta incontra delle difficoltà che non riesce a comprendere bene. In questi casi lo aiuta il disegno: in questo modo fa vivere i suoi amici che, dialogando con lui e tra di loro, lo aiutano a comprendere la situazione e ad affrontarla.
Nella puntata italiana “L’ora della buonanotte” Pablo sembra non volere prendere sonno: accende la lampada, mentre la mamma lo invita invece a dormire. Così prende un foglio, i suoi colori e disegna: ed ecco che compaiono i suoi amici: Frullo, Linda, Raffa e Pablo stesso. Nella scena animata si apre il dialogo tra i personaggi che sembra rimandare a un dialogo interiore del protagonista. Frullo non vuole che venga pronunciata la parola “notte” perché implica andare a dormire, e “ se vai a dormire finisce che sparisci” afferma, frullando le mani (ehm, le ali). A nulla vale il suggerimento degli amici, ovvero che dormendo ci si riposa. Anche “Pablo disegnato” ha paura. Allora disegna un sole perenne, perché il buio possa non esserci mai più. Ma gli amici a questo punto lamentano troppa luce per potersi riposare. Pablo allora vuole disegnare degli occhiali da sole come soluzione.

Attraverso il disegno Pablo muove le situazioni, sperimenta cosa accadrebbe, si anticipa gli eventi.

Ad un certo punto si spegne la luce e…beh non vorrei anticipare troppo. Tante sono le situazioni in cui si trova Pablo. In una di queste egli è davanti allo specchio. Smorfie e salti e poi: le riprese finiscono e comincia l’animazione. Pablo disegna se stesso e quello che chiama “Il bimbo dello specchio”. É come se l’autore rappresentasse il dialogo interiore di Pablo, e il tempo della scena si fermasse un po’. Chi ha esperienza di autismo sa che a volte le “scene” si fermano davvero, i gesti si fanno ripetitivi, per certe cose ci vuole tempo!
Autismo? In effetti è il momento di introdurre il protagonista della serie animata: Pablo è un bambino con molti amici, Linda, Raffa, Dino e Frullo, rispettivamente una topolina, una giraffa, un dinosauro e un uccellino ma molti altri sono i protagonisti delle puntate. La serie è inglese ed è andata in onda per la prima volta ad ottobre 2017; in Italia il cartone è stato lanciato a marzo 2021 su Rai YoYo.
La serie è stata creata per raccontare a bambini e famiglie il mondo di chi vive con l’autismo (perché Pablo, il protagonista, è un bambino con autismo) e a mio parere è davvero molto efficace: uno dei suoi pregi è quello di aprire una finestra sulle particolarità dell’autismo ma senza mai parlarne davvero e soprattutto garantendo un rispecchiamento per tutti gli spettatori.

Inoltre le scene sono molto divertenti. E così viene trasmesso quel corretto continuum tra patologia e normalità che è nella vita.
Allo stesso tempo offre strumenti precisi per comprendere alcune peculiarità dell’autismo e quindi aiuta a capire come affrontarle insieme. Il cartone mostra inoltre a tutti coloro che lo guardano uno strumento per affrontare le proprie difficoltà: la creatività e la generatività del confronto con gli altri, reali o immaginari che siano.
Il dialogo con gli amici consente di guardare il problema da diversi punti di vista e sperimentare soluzioni. Ciò restituisce allo spettatore una importantissima immagine che rende giustizia a tutti i bambini: quella di persone “ricercatrici”, ovvero costruttrici attivi dei propri significati, contrario ad una visione del bambino come di un soggetto passivo di apprendimento da parte degli adulti.
Risulta evidente come l’arte crei la possibilità di guardare attraverso gli occhi dell’altro. Per dirla attraverso le parole dello psicologo, G. Kelly, Pablo aiuta a giocare “socialità”:

“Nella misura in cui una persona costruisce i processi di costruzione di un’altra, può giocare un ruolo in un processo sociale che coinvolge l’altra persona” (G. Kelly, 1955).

In sostanza è solo guardando il mondo attraverso gli occhi degli altri, dei loro modi di vedere e costruire l’esperienza che possiamo davvero comprenderlo e quindi giocare un ruolo per lui.
Kelly afferma anche che, se due persone sono diverse non significa che non possano comprendere il modo in cui ciascuna costruisce gli eventi, non devono essere uguali per capirsi.

“Perché Pablo fa quei versi, si sta trasformando in gallina?”
“A volte si parla un po’ troppo per i miei gusti. E allora mi si confondono le idee”

Due esempi chiave per raccontare  una caratteristica che si può presentare nella persona con autismo, ovvero una difficoltà nell’ambito delle informazioni sensoriali.

Vorrei però ora spostare il piano della riflessione su un secondo aspetto che trovo fondamentale: Pablo nasce da un’idea della società di produzione di Belfast Paper Owl Films e ha un team di scrittori e un cast vocale con autismo. Avevo individuato diverse clip video per parlare di autismo nella Giornata Internazionale ad esso dedicata. Tuttavia mi sembrava che cristallizzassero un ritratto dell’autismo come definitivo, come se fosse rappresentativo di tutte le persone, oggettivando la realtà. Un po’ come accadde per il film di indubbio successo “Rain Man”.

L’esperienza personale è alla base del cartone animato ed è sicuramente parte della sua grande efficacia descrittiva: ogni storia proviene dalle esperienze personali di chi ha partecipato alla produzione.
Il team alla base del cartone animato ha creduto fortemente nell’importanza di far parlare di autismo chi vive l’ esperienza di autismo e sottolinea in un’ intervista (https://www.autism.org.uk/advice-and-guidance/stories/stories-from-the-spectrum-pablo) quanto sia importante sapere che :

“l’autismo non è lo stesso per ogni persona con autismo e tutti nel team di Pablo sono diversi, eppure tutti possono relazionarsi con i “copioni” degli altri”.

Sumita Majumdar una scrittrice del team presta anche la voce nella versione originale del personaggio “Wren” (“Frullo” nella versione italiana) e afferma: “Imparare il carattere di Wren mi ha aiutata a comprendere ed accettare comportamenti auto-stimolatori come il battito delle mani. Avendolo represso per tutta la vita è stato liberatorio pensare allo scopo e all’effetto di qualcosa come lo sbattere le mani. Per me è un modo per emettere energia eccitata o ansiosa. Consentire a questo bisogno di esprimersi attraverso il mio corpo senza che la mente si concentri costantemente sul tentativo di reprimerlo mi consente di usare la mia energia in modo più positivo ed efficiente”. L’autrice ritiene fondamentale per evitare errori e pregiudizi nel discorso sull’autismo che vengano incoraggiate a confrontarsi e a contribuire alla costruzione dell’autismo proprio le persone che lo vivono.

Credo che il potere terapeutico dell’arte stia anche nel protagonismo nella costruzione del sapere attorno al proprio disagio psichico. E nel caso di Pablo esso mostra anche che alla base di un prodotto creativo bello e importante c’è soprattutto un Pablo che ha potuto esprimere tutto se stesso.

Bibliografia

Chiari, G. e Nuzzo, M.L. (a cura di) (1998), Con gli occhi dell’altro. Il ruolo della comprensione empatica in psicologia e in psicoterapia costruttivista. Unipress, Padova

Kelly, G. (2004), La psicologia dei costrutti personali. Teoria e personalità. Ed. italiana a cura di Marco Castiglioni. Cortina Editore, Milano

https://www.autism.org.uk/advice-and-guidance/stories/stories-from-the-spectrum-pablo

Articolo a cura della Dott.ssa MariaFrancesca Valli

Con gli occhi dell’altro: il cartone animato “Pablo” e il mondo dell’autismo

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