“La cura inizia dall’incontro”: la visione della psicoterapia di Denita Bace

Estratto dall’intervista della nostra presidente Denita Bace per ” ABBI CURA” programma di salute e benessere
https://youtu.be/jZgPUq6ihmk?si=1VSyugFx49G-1rJj
Accogliere, ascoltare, creare uno spazio sicuro in cui le persone possano sentirsi viste e comprese. È questa l’idea di cura che accompagna da oltre vent’anni il lavoro della dott.ssa Denita Bace, psicologa e psicoterapeuta a Bologna, Presidente dell’Associazione Progetto Psicologia.
Nel suo percorso professionale ha incontrato bambini, genitori, adulti e famiglie, accompagnando le persone nell’affrontare momenti di fragilità, cambiamento e sofferenza emotiva. Oggi lavora prevalentemente con gli adulti, sostenendo in particolare genitori e persone che desiderano comprendere meglio sé stesse, elaborare difficoltà relazionali e ritrovare equilibrio e direzione.
La cura oltre la tecnica
Per Denita Bace la psicoterapia non coincide semplicemente con l’applicazione di tecniche o strumenti clinici.
“La tecnica è importante — spiega — ma non rappresenta il cuore del processo terapeutico. La cura inizia dall’incontro.”
Al centro del percorso terapeutico pone infatti la relazione: la possibilità, per la persona, di sentirsi accolta nella propria interezza — corpo, mente, emozioni e storia personale.
Anche lo spazio fisico assume un significato importante: un ambiente accogliente, una poltrona, un divano, una tisana condivisa possono contribuire a creare quella dimensione di sicurezza emotiva necessaria affinché il paziente possa abbassare le difese e sentirsi riconosciuto.
Secondo la psicoterapeuta, delicatezza, validazione e accoglienza rappresentano le fondamenta di ogni percorso di cura autentico.
L’ascolto come spazio sicuro
Nella prospettiva della medicina narrativa, l’ascolto diventa il primo strumento terapeutico. Un ascolto profondo, non giudicante, empatico.
Nel lavoro clinico arrivano spesso storie segnate da traumi relazionali, rifiuti, abusi o maltrattamenti: vere e proprie “ferite dell’anima”, che richiedono tempo e rispetto per poter essere elaborate.
“La ferita non scompare — racconta — ma può trasformarsi in una cicatrice che diventa anche segno di forza.”
La funzione del terapeuta è allora quella di offrire un contenitore emotivo sicuro, capace di sostenere la vulnerabilità senza invadere o forzare i tempi della persona.
Fragilità contemporanee e senso di inadeguatezza
Tra le difficoltà più diffuse osservate nella pratica clinica emergono il senso di inadeguatezza, la fatica nella gestione emotiva e le difficoltà relazionali.
Molti genitori, in particolare, riferiscono solitudine, confusione e mancanza di punti di riferimento educativi e affettivi. In questo contesto, il lavoro psicologico non consiste nell’imporre cambiamenti, ma nel creare uno spazio in cui il cambiamento possa emergere gradualmente e in modo autentico.
L’obiettivo diventa aiutare le persone a riconoscere non solo le proprie fragilità, ma anche le risorse personali spesso dimenticate o svalutate.
Il timore del giudizio
Uno degli aspetti che frequentemente accompagna chi intraprende un percorso psicologico è la paura di essere giudicato.
“Molte persone arrivano con il timore di non essere comprese o di essere etichettate”, spiega la psicoterapeuta. Per questo il primo passo terapeutico consiste spesso proprio nel costruire uno spazio relazionale in cui il paziente possa sentirsi libero di mostrarsi senza maschere o difese.
Il coinvolgimento emotivo del terapeuta
Lavorare quotidianamente con il dolore emotivo e con storie traumatiche comporta inevitabilmente un coinvolgimento umano. Tuttavia, la sfida professionale consiste nel mantenere una presenza empatica ma al tempo stesso stabile e centrata.
“Essere coinvolti non significa perdersi nell’altro — sottolinea — ma restare presenti in modo autentico affinché la persona possa sentirsi davvero vista.”
Le parole che curano
Nel percorso terapeutico anche il linguaggio assume un ruolo centrale. Le parole possono ferire profondamente, ma possono anche rappresentare uno strumento di riparazione e cura.
Per questo, nella relazione clinica, diventano importanti parole che accolgono, validano e restituiscono dignità all’esperienza della persona, aprendo nuove possibilità di comprensione di sé.
Prendersi cura della salute mentale
Nel concludere la sua riflessione, Denita Bace invita a considerare la salute mentale come una dimensione fondamentale del benessere personale.
“Prendersi cura di sé non è un lusso, ma un atto di responsabilità verso sé stessi. Significa fermarsi, ascoltarsi, riconoscere i propri bisogni e, quando necessario, chiedere aiuto.”
Perché, quando una persona si sente davvero accolta, può iniziare gradualmente a ricostruirsi, ritrovarsi e vivere con maggiore consapevolezza e forza interiore.
